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“Il quid è negli interstizi dei vuoti a rendere.
Entra. Siediti. C’è qualcuno che non hai mai visto?

“Vuoti palchi osservano bagni metafisici dove figure
dal passo umbratile, bisbigliano ad oracolo, il contraddetto evento.”

Un solo piccolissimo punto è quello che ci sfugge.
E lo chiamiamo porto, libro, colbacco, Maestrale.

“o comunardi sulle barricate di Parigi
ma sprizzava luce dai crateri.”

“Intanto, fiocchi di neve, chicchi di riso, uno scolapasta,
una stella di latta, un catecumeno con la tonsura,”

“Pomeriggio di piogge sfebbrate. Chilometri di coltivazioni di spose tristi.
Infanticidio di stoffa verde. Madri oscurate, fino alla spina.”

“In questi agglomerati urbani non puoi chiedere
a nessuno la strada di un nuovo battesimo.”

“Solo mi viene da ridere. Ha visto il film Joker?
Ecco, una cosa del genere.”

6 thoughts on “RidoNDANZe 1750 8 poeti per una poesia Gallo,Petrillo,Pierno,Intini,Rago,Livia,M.Gabriele,Tosi.

  1. cari Mauro Pierno e Giuseppe Gallo,

    la com-posizione di Pierno fatta con citazioni di poesie di diversi autori o quella di Gallo fatta riportando un brano di un romanzo di Philip Dick sono la riprova di come i versi della NOE possano trasmigrare da una poesia all’altra, da un autore all’altro, e che l’importante non è il singolo autore quanto una collettività, una anonimità di autori. Un verso di Giuseppe Gallo lo potrei scrivere io o Gino Rago, e viceversa, e nulla cambierebbe. Degli stimoli, a me personalmente, mi sono venuti dalla lettura delle poesie di Mario Gabriele, ma anche da alcune di Gino Rago e di Francesco Paolo Intini. Questa circolarità dei testi e degli stimoli non è avvenuta per caso ma dipende dal fatto che la NOE è un agire, una pratica poetica, una pratica di vita, una pratica estetica ed etica e non l’atto di un singolo poeta colto da flagrante ispirazione, queste sono bubbole buone per i narcisi e i tulipani olandesi di cui abbonda la poesia nazionale.

  2. Caro Mauro,
    che ne diresti di fare insieme, io e te, una selezione di versi per quell’idea editoriale di cui si sta parlando su L’Ombra delle parole.
    Poi sottoporremo il tutto a Giorgio Linguaglossa, il magnifico conduttore.
    Azz.! Hai preso da un mio commento, a tradimento. Però è forte, lo so.

  3. In Ars poetica? Milosz scrive:
    «Ho sempre aspirato a una forma più capace, /che non fosse né troppo poesia né troppo prosa/e permettesse di comprendersi senza esporre nessuno,/ né l’autore né il lettore, a sofferenze insigni[…]».

    In Tranströmer, negli incroci tra musica, silenzio e parola, La lugubre gondola scivola sulle acque del mistero, risveglia nel lettore un’idea del mondo alimentata
    – dalla forza del dubbio
    – dal sentimento di precarietà
    – dalla necessità
    di rinunciare a ciò che è “troppo-certo-per-essere-anche- vero”.

    In Linguaglossa, nel rifiuto dell’epigonismo il futuro della poesia vorrà valorizzare la forma ibrida del “né troppo poesia né troppo prosa..” nella contaminazione di linguaggi diversi.

    Mettendo insieme questi antefatti la poesia deve necessariamente crearsi un perimetro linguistico di interferenze, di ibridazioni, di perdita di significato.

    Deve trovare il luogo dell’incontro-scontro tra opere diverse e culture diverse, un porto franco dove inventare una sorta di nuovo pidgin.

    Trovo il tentativo di allestimento di un collage con altrui versi di Mauro Pierno, in linea estetica e morale con il titolo intrigante “Compostaggi” del suo prossimo libro poetico, in via di pubblicazione, libro di cui (e ciò mi ha assai onorato, ma anche responsabilizzato) ho curato la Prefazione. E trovo la collocazione del mio recentissimo distico

    “Intanto, fiocchi di neve, chicchi di riso, uno scolapasta,
    una stella di latta, un catecumeno con la tonsura,”

    nel punto giusto di ritmo e di tono del collage tentato dallo stesso Mauro Pierno, ma forse potrebbe essere questa di Pierno anche un tentativo di “de-collage”… alla Mario Rotella.
    Un collage come questo tentato da Mauro Pierno va riguardato come altra testimonianza poetica di ciò che sottende la poetica del polittico in distici e cioè che è il «reale» che ha frantumato la «forma» panottica e logologica della tradizione della poesia novecentesca, i poeti della nuova ontologia estetica si limitano e prenderne atto e a comportarsi di conseguenza.
    *

    Gino Rago

  4. Una contaminazione diviene riverbero apocrifo in personalità multipla. Il non detto trasmigra attraverso un linguaggio de-potenziato della sua essenza poiché irrisolto nel detto di un poeta altro da sé. E’ passaggio assai delicato che necessita non di frantumazione caotica ma di una superiore capacità volta all’impossibile detto: rendere evidente in una sorta di unicum la difformità dei vari linguaggi.
    Vera e propria sapienza, gentile Mauro Pierno.

    Marina Petrillo

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