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Soltanto forma.
La firma sottintesa della cariatide.

La statua vuota un contrappeso
all’esordio di un unico gigante.

Voce del verbo stingere,
l’attesa dell’approvazione.

Quante carte uguali sulla parete,
gli stessi strati di colore, le stesse orme.

Un lavoro perso nella ripartenza.
Lo strappo, se preferite la macchia.

Attenti a sinistra, c’è un burrone enorme!
Oggi citofonare Ventura.

Grazie Anna, Anna Ventura.

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

Gif Sparo

Giorgio Linguaglossa

Prova di una Ermeneutica «archeologica»

Una poesia di Anna Ventura, tratta dalla raccolta Le case di terra (1990).

La parola alle cose

Altissima sui sugheri,
cammino per le stanze.
È estate.
Sposto un calamaio pesante,
raddrizzo un fiore
nella polla d’acqua
di un vaso di cristallo.
In questi stessi spazi,
ampliati da un ordine chirurgico,
ieri,
uno sciame di vespe mi seguiva.
Oggi tocco la realtà e le cose:
angoli e superfici tonde,
la lucentezza degli specchi,
la scarna ruvidezza del coccio,
la porcellana bianca
del bricchetto del latte,
il tegamino d’alluminio
dei tempi della guerra
-oro e rame alla patria-. Ora
mi pare di capire
perché Morandi dipingeva da recluso,
trincerato oltre una fila
lunghissima di stanze: le cose
vogliono un grande silenzio
prima di prendere la parola.

Sono trascorsi ben 31 anni dalla pubblicazione di questa poesia. Un tempo immenso se consideriamo che la rivoluzione…

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