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È la fascinazione della traduzione del se stesso, che trovo straordinario in questo libro. L’autore, Giovanni Laera, di cui mi onoro essere amico, tenta con una scrittura innovativa, mi riferisco al logos del dialetto, alla trasposizione del reale che passa dal pop, inteso come coacervo di sentimento popolare, istintuale, substrato culturale, personalissimo – l’accezione dialettale per intenderci – passa dicevo, dal pop al lirismo con un esercizio di traduzione di stesso. È questa caparbietà di lettura, del se stesso poetico, così intriso di altro, di sovrastrutture che ammantano l’io poetante, sovrastrutture pasoliniane, intese come contenuto culturale da salvaguardare, da proteggere dal ‘me medesimo’ che fa di FIORE CHE ESSEMBE un prezioso volumetto.
Si passa dal dialetto all’italiano e viceversa alla ricerca di quella matrice poetica così bene amalgamata da insinuarti la convinzione che si tratti di due distinte interpretazione, due distinte traduzioni. E questo ping pong ideale che mi ha affascinato, questa lettura a più strati, questo penetrare all’interno della lingua materna, individuale, e uscirne rintronati e rinnovati con un linguaggio innovato. C’è una sorta di ricerca e di innesto letterario nuovo che l’autore caparbiamente ha perseguito. C’è
una sorta di sdoppiamento linguistico, di lettura e traduzione di se stessi esemplari. Questo doppio dostoevskijano la matrice forte.

Mauro Pierno

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Tragico Alverman

Mikhail Vrubel – Field Flowers (1884)

Scritta nel dialetto di Noci, centro in provincia di Bari, Fiore che ssembe (Fiore per sempre) è l’opera prima di Giovanni Laera, uscita nel 2019 per le Edizioni Pietre Vive di Antonio Lillo.
Scrive Francesco Granatiero nella sua postfazione: “Estenuatasi l’onda neodialettale e conclusasi l’era della piena dialettofonia, resta la moda del convertirsi a un lin­guaggio rustico spesso «artificioso o imparaticcio» (Gibel­lini). Non è il caso di Giovanni Laera, giovane studioso e storico della lingua – tra l’altro autore con Mario Gabriele, di un accurato Dizionario etimologico del dialetto di Noci –, se la lingua della sua poesia, succhiata con il latte mater­no, non è l’approdo dopo una conversione, ma una scelta naturale e consapevole, necessaria ad esprimere l’interiore conflitto esistenziale.
Laera si nutre della poesia italiana e straniera di ogni tem­po, prediligendo quella di tipo espressionistico. Fiore che ssembe è il suo primo…

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