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CRITICA IMPURA

Di EMILIO VILLA*

a cura di BIANCA BATTILOCCHI* 

Tra tutti i leitmotiv sui quali Villa esercitò la propria immaginazione accantonandoli e riprendendoli per decenni, il mazzo dei tarocchi fu quello che gli offrì il maggior numero di spunti e ramificazioni possibili. Le ragioni di questa devozione sono rese esplicite dalle ricerche condotte da Battilocchi, che da una parte illustra la varietà delle situazioni esistenziali potenzialmente investite dal gioco, le cui regole furono affinate nel corso di una storia secolare, e, dall’altra, rintraccia gli artisti e gli interpreti moderni dei quali Villa tenne conto, non per ancorarsi a una lettura “corretta” delle carte, ma per proporre interpretazioni rispondenti alle esigenze della propria imprevedibile musa. Si può assumere che, nella poetica villiana, come “mito scaccia mito” (in Niger Mundus) in un continuo succedersi di torsioni e metamorfosi di mitologemi in divenire, così i tarocchi sono eletti a punto di avvio per una…

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