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milaure colasson su 4 giugno 2021 alle 19:41
Mauro Pierno ci propone (in questo testo che solo in apparenza potremmo rubricare come gioco), in modo aforistico e apatico, il luogo di un linguaggio giunto al suo compimento destinale: una voce che non è più voce, che non ha più nulla da dire, più nulla da significare. Un linguaggio che ha oltrepassato la necessità del significare è un linguaggio che ha raggiunto il suo telos: liberarsi del significato. Una tale parola, senza origine e senza destino, liquida il mistico, cioè l’ineffabile, il fondamento indicibile, il negativo da cui ha origine il linguaggio stesso e con esso ha fine anche il legame tra il linguaggio e la negatività, tra il linguaggio e la morte. In un certo senso, questo fondamento negativo presso cui, storicamente, ha abitato il linguaggio umano, in questo lavoro teatrale emerge in tutta la sua inestimabile portata: il linguaggio a-significante, impermeabile, che non significa più nulla e non vuole significare più nulla è il linguaggio dal quale è stata espunta la metafisica. Non a caso la fine della oralità significante del linguaggio ha trovato luogo in un testo teatrale, perché nella oralità del teatro viene in piena visibilità ciò che fino ad oggi restava celato: che il linguaggio dell’homo sapiens dell’epoca cibernetica è diventato un linguaggio orale dal quale è scomparsa la socialità. Mauro Pierno riprende il testimone là dove ce lo aveva consegnato il Palazzeschi de L’incendiario e Aspettando Godot di Beckett. È la lingua dei nati nella domenica festiva, i soli che possono comprendere e parlare la lingua degli uccelli, mero suono asignificante, mero arpeggio senza intenzione, mera cantabilità senza canto.

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

Tutti allo stesso tempo
(Ossia, un concerto di voci
Ovvero, coincidenze)

Personaggi
Emme
Erre
Emmea
Ci
E
Gi
A
Effe
Esse

L’operatore, ovvero

studio teatrale 22.04.90
rivisitazione maggio 2020

AMBIENTAZIONE: (nove posti a sedere disposti a diversa altezza; agli estremi di essi alcune file di scatole tutte uguali. Nove individui occupano i rispettivi posti e a ritmo si passano le scatole. Tutti sono vistosamente scalzi. S, ad un estremo, avrà il compito di ripristinare la fila di scatole; dall’altro capo, M, avrà cura di riproporre il giro delle stesse. Gli altri personaggi: R, Ma, C, E, G, A, F.)

(Terminando il giro silenziosamente)

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